Ciao a tutti! 😊
Eccomi qui, finalmente, a raccontarvi della mia fantastica esperienza alla Pizzeria del Porto a Gaeta, il vero e proprio Regno della Tiella del Maestro Carlo Avallone.
Andiamo per gradi, perché credetemi il racconto merita davvero tutta l’attenzione necessaria per comprendere fino in fondo, la gioia provata nel visitare questo locale.
Agli inizi di Maggio, quando finalmente ci è stato concesso lo spostamento tra regioni, la prima cosa che ho fatto, è stata attraversare il Garigliano per approdare in quella che è la mia seconda casa da sempre, Scauri di Minturno, nel Lazio, insieme a tutti i posti che fanno parte della magnifica cornice della Riviera di Ulisse.
Inutile sottolineare la gioia di respirare un’aria diversa, quel profumo di libertà che mi era mancata per troppo tempo, mi sembrava di guardare ogni cosa con gli occhi di una bambina e con lo stesso identico entusiasmo, decido di approfittare e portare il mio progetto di ripartenza post covid delle attività gastronomiche, a parer mio meritevoli, oltre i confini della mia regione natìa.
Arrivata a Gaeta, mi dirigo verso la Pizzeria del Porto, un posticino delizioso, situato lato mare, in Via Bausan, nella parte medievale, come sempre faccio un respiro profondo (nei limiti del possibile, vista la mascherina), sento nei polmoni la brezza marina ed entro ad acquistare la mia amata Tiella di alici.
Il profumo mi incanta totalmente ma ricordo il motivo principale della mia visita, e così chiedo del proprietario che purtroppo non riesco ad incontrare, perché fuori per commissioni.
Descrivo, per sommi capi, il mio progetto alla ragazza dolcissima che mi aveva venduto il prezioso pezzo di Tiella, lascio il mio numero di cellulare e faccio ritorno a casa, forse un po’ dispiaciuta per non aver potuto subito portare a termine la mia “missione” ma soddisfatta per quel triangolo di felicità che la sera avrei addentato a cena.
Trascorso il weekend ed iniziata la nuova settimana, non tarda ad arrivare la telefonata di Carlo Avallone, il proprietario della Pizzeria del Porto che, non solo accetta con entusiasmo la mia iniziativa dei “Consigliati da LaMù”, mi invita anche a tornare per poter “toccare con mano” quella che è l’esperienza diretta in cucina, per preparare la Tiella, il gioiello culinario di Gaeta che mette tutti d’accordo.
Vi lascio immaginare i miei salti di gioia, già pregustavo il momento in cui avrei potuto provare ad imparare un’arte tanto “sacra”, perché la cucina è sicuramente fatta di passione e fantasia ma anche di tradizioni e sapori che raccontano la storia dei luoghi che ci circondano, insomma tra euforia ed emozione, riprendo per un attimo un briciolo di serietà e mi organizzo per portare quanto prima alla Pizzeria del Porto, almeno l’adesivo che attesta essere quello un luogo consigliato dal mio blog, e così il sabato immediatamente dopo, ritorno a Gaeta, pensando di dover consegnare solo l’adesivo e fare la foto di rito… e invece, no! 😍
Lasciatemi dire, senza ombra di dubbio, che la cordialità e la disponibilità con cui sono stata accolta da tutto lo staff della Pizzeria del Porto, difficilmente l’ho riscontrata altrove, pur non essendo presente il titolare, le porte della cucina si sono immediatamente aperte e alla presenza dei figli del Signor Carlo, anche loro impeccabili nel loro lavoro, dinanzi ai miei occhi si materializza un mondo di tecnica e lavoro certosino, svolto con una tale naturalezza, tipica solo di chi quei gesti li ha imparati nel tempo, attraverso l’insegnamento tramandato da generazioni precedenti.
Presa alla sprovvista, perché mai avrei pensato di ritrovarmi quel pomeriggio in cucina, riesco al volo a prendere il cellulare e ad iniziare a filmare tutti i passaggi della preparazione della classica Tiella con pomodorini, polpo, olive di Gaeta, prezzemolo e peperoncino, accompagnata dalla voce di Julie , una delle figlie del titolare, che con estrema minuzia spiega dettagliatamente ogni singolo passaggio.
Ma prima di continuare, sapete tutti cos’è la Tiella di Gaeta?
Così come raccontato in diversi stralci storici, la Tiella, pietanza tipica di Gaeta nasce durante la dominazione dei Borbone, tant’è che Ferdinando IV di Borbone, durante i giorni in cui soggiornava nel golfo di Gaeta, era solito oltrepassare le mura confondendosi tra gli abitanti del borgo per far visita alle massaie ed ammirare la mestrìa con cui con pochi ingredienti portavano in tavola “Sua Maestà la Tiella”.
Piatto povero, costituito appunto da ingredienti semplici e reperibili nella zona, la Tiella rappresentava il pasto di contadini e pescatori, ma ben presto, grazie alla passione del sovrano divenne un alimento consumato sulle tavole dei ceti sociali più altolocati.
Nonostante ciò, nel tempo la Tiella è rimasta fedele alla sua preparazione e alla semplicità dei suoi ingredienti, classificandosi di diritto come uno dei simboli della cucina gaetana.
Se volessimo classificare la Tiella, come una classica pizza imbottita, sarebbe forse un grave errore, perché ogni accorgimento e minimo dettaglio, servono proprio a rendere indipendente e inimitabile, quello che ad oggi, non solo è uno dei prodotti inseriti tra quelli tradizionali della regione Lazio ma che gode anche del marchio DE.C.O. (ovvero Denominazione Comunale di Origine), riconosciuto dal comune di Gaeta.
Si tratta di due dischi di pasta cresciuta (lievitata), che racchiudono un ripieno preparato sempre con prodotti tipici del luogo, a partire dalla cipolla, i broccoletti, la scarola, e i ripieni di mare fatti di alici, calamari, quella classica e super richiesta col polpo o addirittura dall’unione di pesce e verdura, che sposandosi tra loro, danno vita a quello che amo definire “il matrimonio misto riuscito meglio”, la Tiella con scarola e baccalà.
Da qui poi, la tradizione che si mescola con l’innovazione, l’intuizione di proporre gusti nuovi come cozze e zucchine ad esempio, pur rispettando sempre il punto focale di tutto, la scelta di prodotti provenienti solo ed unicamente dal territorio in cui nasce la Tiella, tra le verdure coltivate nelle campagne locali e i pesci del golfo di Gaeta.
Tornando alla mia visita in cucina, completamente affascinata da ogni singolo movimento, apprendo con stupore e attenzione che per preparare la Tiella, niente viene lasciato al caso.
L’impasto, così come mi spiega Marco, figlio e degno erede della maestrìa di Carlo Avallone, ha al suo interno la presenza di olio extravergine d’oliva e soprattutto, non necessita di una lievitazione troppo lunga come quella che si è soliti prediligere per la pizza napoletana ad esempio, ma soprattutto, imparo tramite le preziosissime spiegazioni che tutto quello che riguarda la Tiella di Gaeta, è praticamente una scienza esatta fatta di pesi precisi e tempi di cottura che non vanno oltre quelli prestabiliti.
Ogni disco di pasta, ha il peso di 180 grammi, e al suo interno l’imbottitura è di 300 grammi, viene ben distribuita immaginando che suddividendo in quattro pezzi la tiella, in ognuno si riesca a trovare la perfetta armonia di tutti gli ingredienti.
Tra le cose che particolarmente mi hanno colpita, c’è stata poi la chiusura, elemento fondamentale per differenziare la tiella da una qualunque pizza imbottita e non è lasciata al caso, bisogna far aderire bene il disco di pasta superiore, affinché non si formi aria all’interno, e poi procedere col sigillare i bordi con una tecnica che rappresenta un vero e proprio segno distintivo, ha il nome di “affriciegl’ “ e ogni quartiere di Gaeta ha quello suo tipico, che tende a diventare il biglietto da visita di ogni Tiella.
Alla Pizzeria del Porto, così come insegnato dal Maestro Carlo, l’affriciegl’ è piccolo in modo da consentire a chiunque si accinga a mangiare tale prelibatezza, di arrivare fino alla fine, senza magari lasciare quello che qualcuno potrebbe impropriamente definire “cornicione”, si procede poi a schiacciare ulteriormente con i rebbi della forchetta per assicurarsi che non fuoriesca nulla dai bordi e con la stessa forchetta si va a bucherellare la superficie.
La collaborazione familiare a cui ho assistito, è stata fantastica, Julie insieme al fratello Marco, in poche ma dettagliate mosse, mi hanno spiegato armoniosamente l’arte della Tiella gaetana, che si è conclusa con la cottura di quella preparata proprio dinanzi ai miei occhi curiosi, per 20 minuti a 275 gradi circa.
Molto importante, come precedentemente accennavo, è sottolineare che i tempi di cottura sono abbastanza precisi, e se trascorsi i 20 – 25 minuti canonici, la Tiella non risulta cotta, allora c’è stato, senza ombra di dubbio, qualche errore durate la preparazione.

Quando la Tiella è stata sfornata, il profumo ha invaso praticamente tutta la cucina e si percepiva benissimo nonostante la mascherina.😁
Non vi dico la gioia per aver assistito alla preparazione di un piatto così antico e simbolo incontrastato di una cittadina bella come Gaeta.

Una volta fuori dalla cucina, non ho potuto fare a meno di perdermi tra i profumi di tutte le Tielle e pizze in teglia esposte per la vendita, un vero e proprio paradiso di profumi e sapori invitanti, accompagnati dalla dolcezza di Ginevra, altra figlia del proprietario (non stupitevi, il signor Carlo mi ha detto che in tutto sono sei figli, quindi una di quelle belle famiglie numerose che mi piacciono tanto🥰 ) che con estrema cura della clientela non ha smesso mai di regalare uno sguardo dolce e solare per sopperire a quel sorriso che la mascherina ad oggi ancora copre.
La mia tappa, si è poi conclusa con foto di rito e adesivo consegnato, ma soprattutto, con la promessa che, quanto prima, tornerò a disturbare per imparare con le mie stesse mani, l’antichissima arte della Tiella di Gaeta.

Ringrazio ancora pubblicamente il Signor Carlo Avallone, per aver creduto e aderito al mio progetto ma soprattutto per l’ospitalità con cui, tramite la sua bella famiglia, sono stata accolta, insieme al resto del mio Staff. Conserverò per sempre la magnifica esperienza e senza esitazione alcuna, quando si parlerà di “Tiella di Gaeta”, saprò che l’eccellenza è alla Pizzeria del Porto che è appunto “consigliato da La cucina di LaMù”.
Ecco per voi il video. 😊

