È ormai Ottobre inoltrato e a Napoli oltre il tipico profumo autunnale c’è una dolce prelibatezza che spopola in tutte le pasticcerie, il Torrone dei morti.
Certo, detta così, sembra quasi una cosa macabra, e invece è una delle tradizioni tra sacro e profano, vita e morte, più dolci e golose di sempre.

Napoli, lo sappiamo, è da sempre culla teatrale di culti, leggende e credenze che finiscono per incuriosire anche i più scettici, siamo il popolo della superstizione, troppe volte indicata come una cosa sciocca e inesistente ma sapete cosa diceva il grande Eduardo De Filippo? 
“Essere superstiziosi è da ignoranti, ma non esserlo porta male”.

Così, tra le varie credenze popolari, una riguarda proprio il legame tra i defunti e i loro parenti ancora in vita, si narra infatti che i primi nella notta tra l’uno e il due Novembre, tornino nelle loro case a far visita ai parenti ancora in vita e a mangiare il cibo presente in casa.

Ora, diciamoci la verità, “carnali” e affettuosi come siamo noi napoletani, che facciamo, ci vengono a fare visita i parenti defunti e gli facciamo trovare ‘nu per ‘e ‘nzalat (un’insalata)? Assolutamente no, e allora via alle cose in grande, una bella cosa dolce, che tanto in Paradiso il diabete non esiste e pure il mio Nonno Mario se la può mangiare, senza che la Nonna Maria lo insegua per sequestrarla, e quindi ecco il torrone, una specialità che piace a grandi, bambini, e “ospiti defunti”. 😜

Sappiamo bene che le origini del torrone sono antiche tanto che sembrano perdersi tra ricordi e racconti lontani, tutt’oggi sono diversi i posti in cui si possono trovare diverse varietà di ottimo torrone oltre quello campano, pensiamo a Sulmona, Cremona, Caltanissetta e così via, tutto sommato però sembra che l’antenato del torrone odierno  risponda al nome di “Cupedia” e abbia origini sannite così come decantano alcuni scritti di Tito Livio.

La Cupedia classica è un dolce a basa di miele, nocciole o mandorle e albume d’uovo, tutto amalgamato e cotto a bagnomaria.

Il Torrone che tutt’oggi regna nelle vetrine partenopee in questo periodo che precede il 2 Novembre, giorno della commemorazione dei defunti, ha una fattura ben diversa dalla Cupedia e dal Torrone più duro classico di altre località, quello napoletano viene infatti detto “muollo” perché la sua consistenza è più morbida.

La forma tipica, solitamente a parallelepipedo, è un modo per richiamare simbolicamente  ‘o tavuto, ovvero la bara, così da sottolineare il singolare rapporto che i napoletani hanno con il tema della morte e dell’aldilà.

Il torrone napoletano ha un’interno morbido e cremoso arricchito di deliziose nocciole tostate e ricoperto da cioccolato, solitamente fondente, per creare una copertura croccante e deliziosa.
Con il passare degli anni, anche il torrone partenopeo ha subito diverse influenze di sapori e innovazioni dovute alla modernità e alle richieste dei palati più esigenti e golosi ma la tradizione resta sempre la stessa, ovvero regalare questa dolce leccornia  ai propri cari e consumarla insieme a conclusione del pasto del 1 Novembre.

Voi conoscevate le origini e la tradizione di questo dolce?😉