Cucinare, non è solo mettersi ai fornelli e preparare deliziosi manicaretti da portare in tavola ma è anche una vera e propria scelta delle materie prime da utilizzare, affinché il piatto possa rendere al meglio.

Negli ultimi anni, si è intensificato sempre di più il discorso dell’agricoltura “BIO”, “chilometro zero” e tutto quello che tende a sottolineare l’autentica bontà di un prodotto, privo di sostanze chimiche che potrebbero minarne l’effettiva naturalezza e in fin dei conti, siamo tutti d’accordo quando si parla di scegliere il meglio per la propria tavola.

È per questo che oggi voglio parlarvi di un modo di coltivare antichissimo ma che personalmente ho scoperto da poco e per puro caso ma che, immediatamente, mi ha aperto un mondo: L’IDROPONICA.

Con il termine “IDROPONICA”, si intende un tipo di coltivazione senza terreno, che prende tutto il sostentamento necessario per la crescita delle piante, dall’acqua, ossigeno e sali minerali, si sviluppa in altezza in contenitori cilindrici e non necessita assolutamente di terreno.

A dispetto di ciò che io stessa pensassi, ovvero che con l’idroponica si affrontasse un discorso innovativo e praticamente in nascita, facendo qualche ricerca e soprattutto chiacchierando con Emanuele (l’uomo che mi ha letteralmente spiegato tutto il mondo che riguarda questo metodo di coltivazione😮), ho scoperto che non solo sono più di 70 anni che si studiano e si attuano i benefici di questa tecnica ma soprattutto che si tratta di un modo di coltivare che pone le sue radici addirittura tra gli Aztechi, il popolo egizio e i giardini dell’antica Babilonia.

Emanuele, 31 anni e partenopeo proprio come me, ha da tre anni un’azienda agricola (tradizionale) a Somma Vesuviana in provincia di Napoli.

Ha girato il mondo per volontariato, toccando posti come il Medio Oriente e in seguito l’Olanda, paese che lo ha particolarmente colpito per la presenza di rigogliose coltivazioni concentrate in pochissimo spazio, merito dell’idroponica che rendeva tutto ciò possibile e che al tempo stesso bussa alla sua porta spingendolo a portare a casa l’idea di stravolgere il concetto di agricoltura della sua azienda.

Approda così, nell’azienda di Doctor’s Trimed (è questo il nome dell’account Instagram con cui ho conosciuto Emanuele), la coltivazione idroponica che per quanto antica possa essere, risulta ancora un metodo poco utilizzato che però potrebbe portare diversi benefici anche in zone martoriate come ad esempio la “Terra dei fuochi”.

Quando si parla di Terra dei fuochi, sappiamo tutti a cosa si fa riferimento, alla zona martoriata della Campania dove intere distese di terreno letteralmente avvelenato, continuano a produrre vere e proprie bombe dannose per l’organismo dell’uomo e piange il cuore a pensare che i frutti della terra, quelli che dovrebbero essere riconosciuti come materie prime e prodotti di qualità, sono invece il veleno che uccide l’essere umano.

La Terra dei fuochi però, non è solo scenario di distruzione, è anche quel pezzo di terra che per molte famiglie rappresenta dignità e lavoro, ricordiamo che il lavoro nei campi è sostentamento di moltissime persone che purtroppo in questa situazione vedono morire sotto i loro occhi la possibilità di andare avanti e proprio pensando a questo, durante la mia chiacchierata con Emanuele ho chiesto se l’idroponica potesse rappresentare per la Terra dei fuochi una soluzione, una ripartenza in sicurezza per ridare vita alle colture ma questa volta puntando sui benefici dell’acqua.

La risposta, ovviamente è si! L’idroponica potrebbe essere praticamente la svolta per tutto il territorio martoriato, potrebbe rappresentare il riscatto o almeno l’inizio di una vita diversa, l’opportunità di ricavare da quei terreni gli spazi utili per incrementare addirittura la produzione.
L’idroponica pur non essendo nata da poco, potrebbe comunque rappresentare un futuro migliore.

Continuiamo la nostra chiacchierata al telefono e vi assicuro che Emanuele con il suo entusiasmo riguardo al suo progetto, mi riempie di positività e futuro, perché con semplicità e accuratezza mi mostra come con pochi e semplici passi, è possibile investire in un campo che ha solo vantaggi. Pensate che la coltivazione con l’idroponica, è una tecnica presa addirittura in considerazione dalla Nasa per portare sulla Luna la presenza di piante coltivate in una speciale serra adatta a questa tipologia di coltivazione.

Le colture idroponiche, utilizzano una minima quantità di fertilizzanti, tra cui “l’idroluppolo”, prodotto in un’azienda italiana, i prodotti idroponici si possono dire addirittura migliori di quelli BIO e soprattutto sono 100% naturali, con notevoli ed ottimi valori nutrizionali e soprattutto privi di Nikel.
A dispetto di quello che si possa pensare, le coltivazioni idroponiche funzionano con un enorme risparmio di acqua, fino al 90%, perché lavorano su un’attività di riciclo della stessa, tramite un impianto a pioggia che pompa sempre la stessa acqua.

Tipologia di impianto per coltivazione idroponica

L’ottimizzazione dello spazio, è un’altra componente da non trascurare, tant’è che qualora venisse voglia di sperimentare questa tipologia di coltivazione, direttamente sul balcone di casa, si potrebbe assolutamente fare, esattamente come sta facendo Carmine, un’amico di Emanuele che cura con lui l’account Instagram e la coltivazione.

Carmine ha 29 anni, è un chimico farmaceutico e da circa un anno si è avvicinato al mondo dell’idroponica comprendendone tutti i vantaggi. Oltre a curare l’account social della pagina “Doctor’s Trimed, Carmine si occupa nello specifico di “idroponica da interno”, sperimentando appunto questa tecnica con piante che possono crescere all’interno di una casa o di una qualsiasi struttura come ad esempio anche una veranda in balcone o in terrazza, però solo ed unicamente con l’aiuto della luce naturale, senza luci led o artificiali.

Non vi nego che tutte le accurate spiegazioni di Emanuele, oltre a chiarirmi tutti gli aspetti dell’idroponica mi hanno anche piacevolmente incuriosita, quindi non escludo l’ipotesi di un esperimento casalingo di questo genere anche a casa mia, ma ovviamente vi terrò aggiornati per condividere con voi l’esperienza, sperando si riveli positiva anche per me che notoriamente non sono un gran “pollice verde” 😅.

Voi conoscevate già questa tipologia di coltivazione? avete avuto esperienze nel settore?
se vi va, vi aspetto nei commenti per conoscere i vostri punti di vista e le vostre esperienze.