Avete presente quelle giornate invernali, fredde ma soleggiate che sembrano invitarci a fermarci e vivere la bellezza che ci circonda?
Ecco, a me è successo un po’ così quando abbiamo deciso, insieme con la mia famiglia, di fare un salto a Solofra, un paese in provincia di Avellino.
Tutto è partito dal fatto che, da Ottobre, ero ancora in debito del regalo di compleanno per mio fratello e così approfittando della bella giornata in weekend di Febbraio ci siamo diretti all’Atelier D’Arienzo, un vero e proprio tempio dell’eleganza e della raffinatezza, dove ho potuto finalmente “estinguere” il mio debito. 🤣
Una volta conclusa l’operazione “regalo ritardatario”, prima di lasciare l’Atelier, abbiamo chiesto dove potevamo fermarci a pranzo per poi rientrare a Napoli con comodo e incredibile ma vero, il ristorante dove ci siamo diretti per pranzo distava veramente pochi passi dal negozio.
“La Taverna del Principe”
Solofra, mi ha immediatamente trasmesso quella sensazione di pace e distacco dal mondo cittadino, dai rumori frenetici e continui, da quella routine che seppur tanto amata, ogni tanto necessita di essere interrotta, e così è stato.
Il ristorante che ci hanno indicato è “La Taverna del Principe”, e credo che la sua essenza sia tutta racchiusa nel nome.
Di solito associamo alle figure reali, castelli o grandi tenute ma non in questo caso.
Qui si parla di “taverna”, inteso proprio nel vero senso della parola come un luogo rustico, poco pretenzioso ma che trasmette calore, un po’ come quando si entra in casa della nonna e subito si sente profumo di deliziose bontà preparate con amore.
La Taverna del Principe, propone una cucina tipica, ricercata nei sapori della nostra terra e offerta al cliente in modo semplice e senza troppi fronzoli.
È lasciato al gusto di ogni pietanza, il compito di stregare ogni commensale, compito che, per quanto riguarda il nostro tavolo, è stato svolto nel migliore dei modi. 🤣
Appena arrivati, siamo stati accolti con grande garbo e simpatia, le stesse doti che ci hanno accompagnato nella scelta del nostro pranzo, se siete un po’ curiosi di scoprire il nostro menù, vi accontento subito.
La scelta dei piatti
Abbiamo iniziato con l’antipasto, in primis il tagliere con salumi, mozzarella, ricotta e formaggi da gustare cn una marmellata artigianale.

A seguire, pizza di scarole e parmigiana di melanzane con mortadella, provola e granella di pistacchi.

L’impasto della pizza era morbidissimo, leggermente diverso da quello a cui siamo abituati a Napoli ma ugualmente buono, la parmigiana invece asciutta e ben equilibrata tra i sapori dei suoi ingredienti.
Per concludere gli antipasti, una zuppa di fagioli molto particolare, con funghi porcini, pancetta e castagne.

Personalmente, avendo iniziato da molto poco a mangiare le castagne, forse avrei preferito che non ci fossero in questa zuppa ma tutto sommato la particolarità ha poi colpito anche me.
Terminati gli antipasti, siamo passati ai primi.

Mio padre e mio fratello, hanno scelto una lardiata con fusilloni, sicuramente preparata in modo diverso da quella tradizionale a cui sono abituata di solito e con la scelta di un formato di pasta insolito ma comunque davvero molto buono. Il piatto non è risultato affatto pesante o troppo condito e la particolarità della fettina di guanciale in trasparenza, poggiata sulla pasta come decorazione, ha dato un tocco gourmet ad un piatto originariamente molto casereccio.

Io invece mi sono lasciata tentare dalla magica genovese con le famose cipolle ramate di Montoro, un prodotto tipico, un piatto delizioso, tradizionale e cucinato a regola d’arte.
La carne si scioglieva letteralmente in bocca e le cipolle, cotte secondo la tradizione, fino a farle consumare, una delizia difficile da spiegare.
Insomma, arrivati ai primi, era ormai fuori discussione che il consiglio ricevuto in atelier fosse stato più che valido, però l’idea di assaggiare la carne continuava a stuzzicarci e così, senza pensarci troppo, abbiamo optato per una tagliata da dividere.
Inutile dirvi che quando ci è stato chiesto come preferissimo la cottura, ho prontamente risposto “al sangue”, perché se fosse per me la carne la mangerei davvero appena scottata. 🤣
La tagliata, ci viene servita su una pietra molto particolare che, fino a quel momento, non avevo effettivamente mai visto. Pensavo si trattasse di una classica pietra per mantenere la temperatura della carne o al massimo per cuocerla ancora un po’ ma in realtà nascondeva altro ancora.😜

Come mio solito, chiedo di avere a tavola del sale per la carne che mi sembrava essere un po’ sciapa, ma udite, udite, il cameriere mi dice di strofinare il pezzetto di carne sulla pietra per dare più sapidità. A tenere in caldo la carne, era una pietra di sale che non solo dava la possibilità di prolungare un po’ la cottura ma insaporiva anche la carne se fosse servito. Immaginate la mia faccia e soprattutto quanto io abbia utilizzato quella pietra. 🤣
I dolci
A termine anche dell’assaggio di carne, accompagnato da delle deliziose patate fritte, avremmo potuto tranquillamente concludere il pranzo ma voi la conoscete la storia del famosissimo e sempre tanto acclamato “stomaco a parte” per il dolce?
Personalmente, quando sono sazia, evito di prendere anche il dolce, perché devo ammettere che con il passare degli anni, questo stomaco a parte inizia a scioperare e io finisco per maledire il momento in cui sfido la mia sazietà, ma quando ci sono state elencate le diverse proposte, ho ceduto, più che altro per fare compagnia a mio fratello che, solitamente, non ama i dolci, tranne poche eccezioni, tra cui la Sacher e la Delizia al Limone, così per lasciare che assaggiasse entrambe le cose, mi sono proposta di dividere con lui.
La delizia al limone, delicata, leggera, il classico dolce “pulito” per rinfrescare il palato dei golosi e poi la Sacher che, per amore della verità, devo dire dopo averla ordinata mi aspettavo di veder arrivare la classica fetta di torta, ricoperta di cioccolato, appunto come la storica e famosissima torta viennese e invece, a sorpresa, arriva una fetta morbidissima di torta al cacao, tiepida, con marmellata all’albicocca, cioccolato fuso e una spolverata di zucchero a velo.

Credetemi, pur non rispecchiando la versione classica, ho amato e benedetto ogni boccone di questa Sacher che mi ha fatto concludere nel migliore dei modi questo pranzo a Solofra.
La Taverna del Principe, è stata una piacevole scoperta che ha arricchito la nostra passeggiata nell’avellinese, riuscendo addirittura a strappare la promessa di un ritorno in un futuro non tanto lontano.
Se siete amanti di passeggiate e posti nuovi da visitare, non fatevi scappare la possibilità di regalarvi anche un pranzo ottimo e con ingredienti di prima scelta a “La Taverna del Principe” a Solofra, sono certa che resterete sicuramente estasiati.






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